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A distanza di 60 anni, l’alluvione che colpì Firenze rappresenta “una ferita non ancora rimarginata”, ma al contempo “un fondamentale insegnamento”, poiché “persone da ogni parte del mondo giunsero a Firenze, a partire dai cittadini fiorentini stessi che furono i primi a prodigarsi. Si registrò una mobilitazione straordinaria di solidarietà, fierezza e spirito comunitario, che costituisce una delle eredità più rilevanti sotto il profilo artistico, culturale e umano”. Lo ha dichiarato la sindaca di Firenze, Sara Funaro, a conclusione del corteo commemorativo per il sessantesimo anniversario del drammatico evento. La marcia si è mossa dalla basilica di Santa Croce in direzione di ponte alle Grazie, dove si è tenuta la cerimonia del lancio della corona floreale nel fiume Arno in omaggio alle vittime e a quanti soffrirono le conseguenze della catastrofe.

Funaro ha evidenziato come “i primi ‘angeli del fango’ furono proprio i cittadini di Firenze, i quali scesero in strada per spalare la melma e prestare soccorso, pur avendo perso ogni cosa”. Una disposizione d’animo che, ha aggiunto la prima cittadina, “risulta immutata nel tempo. Dinanzi alle avversità sono sempre i primi a mettersi a disposizione, a prescindere dalla natura del problema”. Sollecitata da una domanda sulla figura del nonno, Piero Bargellini, che ricopriva la carica di sindaco all’epoca dei fatti, ha commentato: “Viene costantemente memoria come un alluvionato tra gli alluvionati e, soprattutto, un fiorentino tra i fiorentini”. “L’aspetto che ritengo fondamentale, oltre all’impegno ininterrotto per far ripartire la città, è stato il suo costante presidio in mezzo alla popolazione per comprenderne le necessità fisiche ed emotive. Questo rappresenta la lezione più preziosa per chiunque svolga un ruolo politico o di rappresentanza nelle istituzioni”.

Alla ricorrenza ha preso parte anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: “Trascorsi 60 anni, il ricordo resta vivido”, ha affermato. “Si tratta di una ricorrenza carica di commozione, durante la quale intendiamo onorare coloro che persero la vita in quell’immane tragedia, celebrando al contempo una comunità che dimostrò di sapersi risollevare con coraggio, coesione e determinazione”.

Redazione

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